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Approccio
pedagogico.
Cerco di creare uno spazio in cui creatività ed educazione si uniscano, offrendo ai bambini un percorso ricco di emozioni positive.
L’obiettivo è insegnare la lingua spagnola attraverso l ’espressione personale, stimolando la curiosità tramite attività artistiche, musicali e ludiche. Quando si crea qualcosa con le proprie mani e si imprime in ciò che si fa la propria anima, il cervello trattiene l’informazione e la integra in modo naturale e profondo. Si attivano diverse aree del cervello trasformando un'idea astratta in un'esperienza fisica. Questo processo attiva la memoria procedurale e crea connessioni neurali molto più forti rispetto al semplice ascolto o lettura passiva.
Cosa rende un buon insegnante?
Penso che un buon insegnante è una guida discreta che cerca di accendere in ogni bambino la curiosità, il desiderio di imparare come un processo naturale e la scoperta delle proprie capacità e dei propri punti di forza. Accompagna i bambini nel valorizzare il meglio di sé, stimolandoli a pensare, esplorare e osservare il mondo con creatività e spirito critico.
Un buon insegnante sa anche lasciarsi guidare dai bambini, rispettando i loro tempi, il loro intuito e quel naturale percorso di scoperta e curiosità che si rinnova ogni giorno. Attraverso l’ascolto, l’entusiasmo e la sensibilità, crea un ambiente stimolante e accogliente, in cui ogni bambino possa sentirsi libero di esprimersi, di dare il proprio contributo, crescere e apprendere con serenità.
Che cosa ti ispira ?
Mi ispira la bambina che ero. Sono cresciuta in un contesto in cui la scuola era pensata per la massa, senza attenzione alle diversità come qualcosa di positivo. Diventando adulta, ho capito che se avessi avuto un approccio diverso avrei vissuto il percorso scolastico in un modo completamente diverso.
Ogni mente è un mondo e funziona in modo unico. Mi ispira trovare il modo giusto per ogni bambino, aiutarlo a scoprire i propri punti di forza, trasmettergli fiducia in sé stesso e fargli capire che ognuno ha un talento da valorizzare e su cui vale la pena lavorare e crescere.
Cosa stai cercando di incoraggiare e instillare nei tuoi studenti?
Nei miei studenti vorrei incoraggiare la fiducia in sé stessi e la libertà di non avere paura di sbagliare. Credo che l’errore faccia parte del processo di crescita e di apprendimento, e che proprio attraverso gli sbagli si imparino le cose più importanti.
Vorrei trasmettere loro la curiosità, la voglia di provare e di scoprire, facendo capire che imparare è divertente, stimolante e motivante. Quando un bambino si sente accolto e valorizzato, trova più facilmente il coraggio di esprimersi e di credere nelle proprie capacità.
Raccontaci qualcosa che non molte persone sanno di te.
Una cosa che non molte persone sanno di me è che ho studiato negli Stati Uniti dalla terza media fino alla terza superiore. Dopo quattro anni sono tornata in Spagna, dove ho concluso il liceo e poi mi sono iscritta all’Università di Belle Arti di Madrid, conseguendo una laurea magistrale a ciclo unico con specializzazione in incisione e pedagogia.
Ho iniziato a lavorare con i bambini a 18 anni e lì ho capito che quella era la mia vera forza. Da quel momento ho scelto di approfondire sempre di più questo percorso, conseguendo anche il master e l’abilitazione all ’insegnamento.
Sono sempre stata una persona curiosa, irrequieta e con tanta voglia di scoprire il mondo. Questo mi ha portata a spostarmi spesso: dopo l’università mi sono trasferita alle Isole Canarie e, successivamente, in Italia, dove vivo ormai da quasi vent’anni.
Tutte queste esperienze mi hanno regalato una grande capacità di adattamento, apertura mentale e sensibilità verso le persone e le loro diversità.